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17. Scafati, Contrada Murecine, Fondo Maria Liguori.

Excavated 1897-8.

 

Fondo proprietà signora Maria Liguori, distante circa un chilometro dalla porta Stabiana di Pompei, in linea retta, attraverso i campi e il canale di Bottàro, dal quale dista, nella direzione di nord, un 200 metri all' incirca. Il detto fondo confina a nord col fondo del signor Pasquale Malerba [Villa 18], ad est con quello del signor Raffaele Oliva, a sud col fondo del cav. Piscicelli, e ad ovest con quello del signor marchese Valiante [Villa 12a].

Secondo la mappa CTP, questo era a sud di Villa 18, a sud dell'autostrada Napoli-Salerno. Non c'è un piano della villa.

 

Fondo proprietà Signora Maria Liguori, about one kilometre from Pompeii's Porta Stabiana, in a straight line across the fields and the Bottàro canal, from which it is about 200 metres to the north. This property is bordered to the north by the property of Signor Pasquale Malerba [Villa 18], to the east by that of Signor Raffaele Oliva, to the south by that of Cav. Piscicelli, and to the west by that of signor marchese Valiante [Villa 12a].

According to CTP map, this was south of Villa 18, south of the autostrada Naples-Salerno. There is no plan of the villa.

 

Notizie degli Scavi di Antichità, January 1898, p. 33-34

Scafati: Avanzi di antiche fabbriche in contrada Muregine, nell'agro pompeiano

 

La signora Maria Liguori ottenne dal R. Governo l'autorizzazione ad eseguire scavi in un fondo di sua proprietà, distante circa un chilometro dalla porta Stabiana di Pompei, in linea retta, attraverso i campi e il canale di Bottàro, dal quale dista, nella direzione di nord, un 200 metri all' incirca. Il detto fondo confina a nord col fondo del signor Pasquale Malerba, ad est con quello del signor Raffaele Oliva, a sud col fondo del cav. Piscicelli, e ad ovest con quello del signor marchese Valiante.

 

Il nome Muregine dato alla contrada, che, come quello assai più comune di Civita, accenna alla esistenza di antichi centri distrutti d'abitazione, e più di tutto la contiguità col fondo Valiante, nel quale, essendo tornati a luce nel 1881 moltissimi oggetti preziosi che mal si conciliavano con la povertà degli edilizi colà rinvenuti,

si sospettò da taluno che fosse la stazione del fiume Sarno, verso cui s'indirizzassero i fuggenti per prendere il mare; il nome Muregine dico e la contiguità col fondo Valiante facevano sperare che travamenti, se non altrettanto ricchi, certo importanti, si sarebbero fatti nel fondo Liguori.

 

Senonché gli scavi, incominciati il 23 dello scorso agosto, ben presto s' imbatterono in quel medesimo ostacolo, col quale ebbe a lottare questa amministrazione in occasione dello scavo Valiante; e l'ostacolo, a dirittura insormontabile, quando non si disponga di mezzi adatti, è rappresentato dalle acque del sottosuolo, che nello scavo in parola s'incontrano alla profondità di metri 2,80 dal piano della campagna e che ingombrano gli ambienti per una altezza variabile fra un massimo di m. 2 e un minimo di m. 1,50. Sicché dell'edilìzio colà sepolto non si sono scoperte che le sole parti alte dei muri, su cui si possono notare le scarse tracce del piano superiore; ma del pianterreno nulla si può chiaramente vedere, non dico dei pavimenti, ma neppur dei vani di passaggio.

 

Tali essendo le condizioni dello scavo, non è possibile di offrirne qui la pianta con la relativa descrizione; ma è forza accontentarsi d'una breve notizia della suppellettile, sino ad ora scoperta nelle terre superiori. E anche questa è assai povera e tale da non meritare l'attenzione. Noto solamente una tavola di marmo bardiglio (m. 0,81 per m. 0,47) sostenuta da un pilastrino di marmo bianco, sormontato da una piccola erma bacchica coronata (altezza del pilastrino, compresa 1' erma, m. 0,78) ; sulla faccia anteriore del pilastrino, a metà dell' altezza, era apposto il fallo, che si rinvenne distaccato insieme con la tavola e la basetta del pilastrino. Un urceo di terracotta con epigrafe, di cui si legge solo: ……… g(arum) f(actum) scomb{r)………….

Una lucerna anche di terracotta, con la marca in lettere rilevate : MARCI.

 

Sulle tegole raccolte nello scavo lessi i bolli seguenti:

 

1. DOMITI AEXAV (CIL. X, no. 8042, 44)

2. L. EVMACH (CIL. X, no. 8042, 47)

3. L. EVMACHERO (CIL. X, no. 8042, 48)

 

Degni di nota sono anche alcuni pezzi di legno (quercia) rinvenuti nello strato di lapillo e certamente conservati dalla presenza dell'acqua. Di essi i più grossi sembrano

frammenti dei cavalli di un tetto, e gli altri più piccoli sembrano i travicelli, su cui dovevano riposare le tegole. La impronta, che questi travicelli hanno lasciata

sui cavalli, mostra chiaro che essi vi erano armati in traverso e a squadro, come avviene appunto nell' armatura di un tetto. Di chiodi non si sono potute riconoscere tracce, ma pare quasi chiaro che i pezzi fossero incavigliati con legno.

 

La eccellente conservazione del materiale mi ha fatto ripensare ai non pochi cipressi rinvenuti incorrotti nella pianura del Sarno, non molto discosto da Pompei, e del cui legname il Ruggiero attesta di aver visto un armadio lavorato ed intagliato molto sottilmente (cfr. Pompei e la regione sotterrata dal Vesuvio nell'anno 79, p.9 sgg.).

 

Quanto a monete, non vi si è raccolto che un asse di Vespasiano.

 

A Sogliano.

Vedi Notizie degli Scavi di Antichità, 1898, p. 33-34.

 

Remains of ancient buildings in contrada Muregine, in the countryside around Pompeii

 

Signora Maria Liguori obtained permission from the Royal Government to carry out excavations on a property she owned, about one kilometre from Pompeii's Porta Stabiana, in a straight line across the fields and the Bottàro canal, from which it is about 200 metres to the north. This property is bordered to the north by the property of Signor Pasquale Malerba, to the east by that of Signor Raffaele Oliva, to the south by that of Cav. Piscicelli, and to the west by that of signor marchese Valiante.

 

The name Muregine given to the district, which, like the much more common name of Cività, hints at the existence of ancient centres of destroyed habitation, and more than anything else the contiguity with the Valiante estate, in which, having been unearthed in 1881, a great many precious objects were found that did not fit in with the poverty of the buildings found there,

The name Muregine, I say, and the contiguity with the Valiante fund led one to hope that, if not as rich, then certainly important excavations would be made at the fondo Liguori.

 

But the excavations, which began on 23rd August last, soon came up against the same obstacle with which this administration had to contend on the occasion of the Valiante excavation; and the obstacle, which is insurmountable when suitable means are not available, is represented by the waters of the subsoil, which in the excavation in question are found at a depth of 2.80 metres from the level of the ground and which encumber the rooms for a height varying from a maximum of 2 metres to a minimum of 1.50 metres. Thus, of the building buried there, only the upper parts of the walls have been discovered, on which the scant traces of the upper floor can be seen; but of the ground floor nothing can be clearly seen, not to say of the floors, but not even of the passageways.

 

Such being the condition of the excavation, it is not possible to offer here the plan with its description; but we must content ourselves with a brief report of the furnishings, so far discovered in the upper layers. And even this is very poor and not worthy of attention. I note only a table of bardiglio marble (0.81 m by 0.47 m) supported by a small white marble pillar, surmounted by a small crowned Bacchic herm (height of the pillar, including the herm, 0.78 m); on the front face of the pillar, halfway up, was the phallus, which was found detached together with the table and the base of the pillar. A terracotta Urceo with an epigraph, of which only the following can be read: ......... g(arum) f(actum) scomb{r).............

A terracotta oil-lamp with the mark in raised letters: MARCI.

 

On the tiles collected in the excavation I read the following stamps:

 

1. DOMITI AEXAV (CIL. X, no. 8042, 44)

2. L. EVMACH (CIL. X, no. 8042, 47)

3. L. EVMACHERO (CIL. X, no. 8042, 48)

 

Also noteworthy are some pieces of wood (oak) found in the layer of lapillus and certainly preserved by the presence of water. Of these, the largest seem to be fragments of the trusses of a roof, and the other smaller ones seem to be the rafters, on which the tiles must have rested. The imprint that these rafters have left on the trusses clearly shows that they were reinforced across and square, as is the case with the reinforcement of a roof. No traces of nails could be recognised, but it seems almost clear that the pieces were hollowed out with wood.

 

The excellent preservation of the material made me think of the many cypress trees found uncorrupted in the Sarno plain, not far from Pompeii, and of whose wood Ruggiero testifies to having seen a wardrobe worked and carved very subtly (cf. Pompeii and the region buried by Vesuvius in the year 79, p.9 ff).

 

As for coins, only an asse of Vespasian was found there.

 

A Sogliano.

See Notizie degli Scavi di Antichità, 1898, p. 33-34.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento - Last updated: 11-Oct-2021 17:32